LUNGOCIRCUITO è il nome che abbiamo scelto per identificare il circuito di potenzialità che mettiamo in atto nel lavoro che svolgiamo insieme e la circolarità delle discipline che coinvolgono il nostro operato. Siamo un gruppo di ricercatori e collaboriamo per la realizzazione di progetti ed opere.
Il nostro bagaglio di competenze spazia dai campi della didattica, dei nuovi media e dell’arte contemporanea a quelli delle arti perfomative e della musica, e abbiamo deciso di concentrare le nostre energie e dedicarle a questo progetto.
Obiettivo primario, indagare le potenzialità dell’arte contemporanea applicata all’educazione (principalmente di secondo grado), all’integrazione sociale (rispetto alle diversità culturali e alle persone diversamente abili) e alla formazione di mediatori che educhino al senso civico e al rispetto per il patrimonio culturale (insegnanti, educatori, operatori artistici, ecc.).
Come docenti, pedagogisti, artisti e professionisti nei nostri settori, abbiamo condiviso e analizzato quelli che, a nostro avviso, sono gli spazi culturali  nei quali sentiamo di poter dare un contributo.
Negli ambienti scolastici, soprattutto secondarie di secondo grado, è sempre più difficile trovare spazi e tempi per attività artistiche di qualità. Allo stesso modo, alcuni ordini di scuole prevedono indicazioni nazionali a cui devono corrispondere docenti altamente profilati soprattutto sull’uso delle nuove tecnologie, ma i quali spesso non trovano, nemmeno a livello regionale, la possibilità di aggiornarsi. Negli ambiti educativi delle nostre città, nonostante l’onorevole lavoro sull’inclusione che i docenti svolgono, le diverse abilità vengono ancora viste come qualcosa appunto da includere, anziché considerarle opportunità per guardare alla quotidianità, con occhi nuovi. Per non parlare di un’arte che getti un ponte con le minoranze etniche e che diventi strumento d’inclusione attiva a una nuova cittadinanza: ambito immenso, che la ricerca auspicabilmente deve cominciare ad abbracciare.
Animati dall’idea che “dai vuoti” non possano che nascere splendide possibilità, abbiamo strutturato il nostro LUNGOCIRCUITO.
Le attività del gruppo vogliono rivolgersi in primo luogo a ricercatori (coloro che scoprono) e sono gestite attivamente proprio da un nucleo di quest’ultimi rispetto ai propri interlocutori di riferimento. Nei nostri obiettivi c'è quello di far crescere un gruppo di lavoro di ricercatori e specialisti della comunicazione dei nuovi media al fine di creare un polo all’avanguardia di riferimento per la città di Parma, per la creazione, condivisione e pubblicazione di contenuti culturali ed artistici su media digitali;
L’ambito operativo della ricerca è costituito dall’arte contemporanea senza distinzione di genere tecnico, viste le contaminazioni tra discipline nella produzione delle opere e le derive estetiche degli ultimi decenni, dovute anche in parte, proprio all’utilizzo dei nuovi media).
In seconda istanza le attività del gruppo si rivolgono agli insegnanti (coloro che educano), di scuola secondaria di primo e secondo grado, come interlocutore privilegiato, al fine di fornire loro sul territorio un’adeguata formazione sulle tematiche della didattica dell’arte contemporanea e dei nuovi media. Ci occupiamo dello studio e dell’analisi delle nuove tendenze delle arti contemporanee non solo visive, si sperimentazione didattica e aggiornamento sui temi dell’arte e del patrimonio artistico inteso come bene comune.
Seguono le attività laboratoriali ideate dai membri del gruppo stesso, volte a stimolare la comprensione, l’educazione e la cultura dell’arte contemporanea attraverso la pratica, rivolgendosi soprattutto ad adolescenti (coloro che si stanno educando), ai diversamente abili (coloro che si vogliono integrare attraverso l’arte) e alle associazioni che si occupano dell’integrazione di inclusione.
In questo senso il pool di esperti di lUNGOCIRCUITO, agisce come mediatore, facilitatore e catalizzatore, rivolgendosi ad un’arte applicata, ad un’arte come servizio per educare al senso civico e alla responsabilità rispetto al patrimonio culturale.
La nostra proposta pedagogica, che mette al centro il laboratory school vale dire “imparare facendo”, ’importanza della pratica, del laboratorio, del confronto, della produzione delle idee, e si basa sui risultati della ricerca alla Scuola di Dottorato di Scienze pedagogiche (Università di Bologna) della Prof.ssa Alessia LUSARDI.
        (…) nella pedagogia di Dewey trova interessanti connessioni, è quella di elaborare una teoria dell’educazione tesa a favorire, con l’ausilio della didattica dell’arte e della poesia, il recupero della parola con la parola stessa. Si cercherà di esplorare con l’aiuto dell’educazione estetica, come una didattica di alfabeti inconsueti, del racconto, delle immagini e dei gesti, possano favorire questo processo di significazione e di cura della parola, quando la parola ancora non è. L’estrema modernità di Dewey, infatti, è quella di realizzare una scuola-laboratorio come luogo privilegiato dell’educazione che, nell’impedire l’insorgere del limite, offre la possibilità democratica della parola facendo leva sulla progettualità del pensiero.
      (…) La citazione deweyana continua ad essere pregnante di vivaci tensioni antesignane, perché da essa trapela l’esigenza di creare un ambiente speciale in risposta ad una realtà complessa, ciò che si potrebbe definire, con le parole del fisiologo A. Berthoz, (2011) una soluzione di semplessità, ossia la capacità di trovare strategie di adattamento grazie ad azioni semplici e creative ad un sistema o una realtà complessa.
      (…) Come sottolinea Edgar Morin, che la parola complessità trova il suo significato etimologico in complexus, “ciò che è intrecciato” o ripiegato più volte. Cosicché, per cogliere la cifra del mutamento e delle trasformazioni sociali, trame narrative, e continui processi identitari, multidimensionali- risuona, potentemente, il bisogno di una cultura democratica “nutrita ontologicamente, nel proprio stesso essere, delle pluralità e delle divergenze” . Solo privilegiando le connessioni, le aperture al polisenso e alla multidimensionalità pedagogica, si potranno scardinare le gerarchie e le contrapposizioni ideologiche, infatti, continua Morin in Dialogo (2003) “Per comunicare serve nello stesso tempo qualcosa di comune e una differenza, si tratta di due condizioni: unità e diversità.”
        L'educazione estetica porta con sé quel quid di intenzionalità pedagogica, tale da risvegliare nel soggetto stesso una rinnovata consapevolezza che qualcosa in lui, dall’intricato coacervo di emozioni mute, si sta dischiudendo, proprio grazie allo sguardo orientante dell’educatore-estetico, che lo  accompagna alla prossimità di un evento ermeneutico, e insieme pedagogico, dell'arte: la mediazione estetica e la relazione dialogica. In una buona didattica dell'arte, si può accogliere e raccogliere tutto ciò che gli allievi e le allieve vogliono e non vogliono comunicare: va infatti tenuto presente che proprio i linguaggi dell'espressività contemporanea si nutrono di idee destrutturanti, provocatorie o sensibilità intimistiche, differenze creative che possono dare 'forma' al non detto. L’esperienza estetica in laboratorio è la conquista di quella tensione creativa e costruttiva che, tra le tante possibilità, riesce a trasformare idee e materiali in nuove configurazioni.
        Il progetto ri-orienta, perché restituisce al soggetto, attraverso l’elaborazione del materiale, un’emozione che altrimenti rimarrebbe senza significato. L’arte è sperimentare, tentare, fare esperienza attraverso l’elaborazione della realtà. E’ questo l'appello estetico dell’opera d’arte, che può essere colto nella mediazione estetica. L’arte crea una dimensione mediatrice, un terreno di compartecipazione, come afferma Umberto Eco, tra  gli interessi del discente e i contenuti didattici, grazie a quella “democraticità” artistica di avvicinamento ai contesti giovanili. Il laboratorio artistico, teatro pedagogico dell’ascolto e dello sguardo, è il contesto per eccellenza per assistere alla trasformazione del materiale come identificazione della trasformazione cognitiva ed emotiva del soggetto in crescita, attraverso il fare della poiesis e della téchne artistica. (...)
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